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Visualizzazione post con etichetta Milo Temesvar cerca se stesso. Mostra tutti i post
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venerdì 5 marzo 2010

autoritr... boh


Questa non la capisco del tutto neanch'io.
Più del solito sarà quindi gradito l'intervento di qualche esperto.

venerdì 18 dicembre 2009

Sono sempre stato fotografo

(forse da prima)

























Quasi un anno fa, Parque Lezama. Quasi un turista.
E' complicato da spiegare.
Un quasi turista nel Parque Lezama di quasi un anno fa.
Mi aggiro con la Canon al collo; per ragioni che non mi pongo scatto anche la foto di un edificio anonimo ancorchè sbucciato; non riesco a trovare l'inquadratura, mi sposto lungo i vialetti, ma gli alberi si frappongono; mi accontento, scatto, però la sensazione è la rinuncia. Il giorno dopo, controllando le foto sullo schermo della reflex, trovo un'incomprensibile presenza quel palazzo sbreccato, e inoltre la sensazione di essere osservato mentre la guardo.
Ma le foto hanno bisogno del fotografo per essere fatte.

Ritorno a Roma, passano i mesi. A seguito di un trasloco rinvengo una scatola. Fotografie. Ricordi ricordati da nessuno. Scartabello, molte mai viste. Sconosciuti degli anni 50, oppure riconosciuti ma immortalati in momenti misteriosi. Ma una è indiscutibile, sono i miei, in formato 6x9. Giro la foto. Una dedica e la data, agosto '52. La rigiro; quel palazzo con la scritta Cinzano? simbolo di un brindisi? Comunque la foto l'ho fatta io, è ovvio; non ero nato, d'accordo, nel '52, ma allora perchè il palazzo mi guarda? Respingo l'argomento, abbandono la scatola e mi occupo d'altro più urgente. Ma a volte i pensieri hanno vita autonoma. La sera sto cenando ma lascio lì i ravioli, vado al computer, sono sicuro che è la dentro, fra alcune centinaia di foto digitali di quel viaggio. Sono divise per data di scatto. La trovo. La osservo.
Si vede che nel '52 la vegetazione era disposta diversamente.
Rintraccio nella scatola quella in bianco e nero, la scruto con la lente, la scannerizzo, la ingrandisco, la esploro sullo schermo. Le finestre lì in alto, di nuovo la sensazione di essere osservato.
Ritorno a quella recente, mi impunto sul muro laterale: pezzi sbocconcellati di lettere, la scritta Cinzano riaffiora beffarda. Guardo le finestre, anche quelle con le presenze dietro le imposte chiuse, e capisco.

Gli occhi forse non sono gli stessi, dopo quasi 57 anni. Ma gli sguardi sì. Gli sguardi hanno bisogno di occhi, ma sopravvivono a chi osserva.

sabato 7 novembre 2009

Autumn in Raymond's Castle

Si è conclusa la "Tre giorni autunnale di Raymond's Castle", della quale riporto una limitata documentazione fotografica; sono riconoscibili, in sequenza, Trebbiano con 15% di Verdicchio, coniglio in tegame, olive ascolane, verdure grigliate, caminetto acceso, Lola, veduta di Dressing-Room, sette del mattino, Gatta Cicoria e la pioggia, pausa del trasloco, incontro fra Lola e Forse Charly (entrambi preclari esempi di botolo marchigiano).

A tutela dei visitatori, sono state escluse le immagini dotate di eccessivo dinamismo, ad esempio i traslocatori in azione.